LA STORIA DI VAZZANO
Vazzano è un piccolo paese dell’entroterra Calabrese adagiato su una collina ai piedi delle Serre a 350 metri dal livello del mare.
Geograficamente, Vazzano, ha una posizione molto privilegiata perché è a metà tra mare e monti e a 12 Km dal grande raccordo autostradale.
Il nome di Vazzano viene legato a quello di Belforte, antica Subsicinum citata nell’itinerario dell’Imperatore Romano Antonino Pio (86-161 d.C.) e patria di S. Onofrio (nel Vibonese abbiamo un paese che ha preso il suo nome) e S. Elena sua sorella, tutti e due figli del Conte di Belforte.
Facendo il percorso a ritroso scopriamo che il nome di Vazzano subì le seguenti trasformazioni: Vatianum, Brutianum o Bruzzani. ecc.
I primi documenti relativi a Vazzano risalgono al 1269 dove i casali di Bruzzani (Vazzano) e Pozzani (Pizzoni) sono citati assieme e di entrambi in una unica voce viene calcolata la popolazione e la colletta versata in grana.
Bruzzani e Pozzani versavano 4428 grana e contavano insieme appena 369 abitanti.
Il 28 Aprile del 1648 morì Francesco Maria Domenico Carafa barone di Soriano, Filogaso, Vallelonga, duca di Nocera dei Pagani e giacchè non lasciava eredi, il governo spagnolo venne nella prevista determinazione di vendere i suoi feudi. Fu allora incaricato un ingegnere, tale Antonio Tango, per stimare le terre in questione.
Tango passò quindi per Vazzano nel 1650 e dalla magnifica relazione che fece apprendiamo che a Vazzano vivevano 84 famiglie (circa 400 abitanti), vi erano 12 persone “civili” fra cui un dottore in legge; sette erano gli artigiani mentre la maggior parte si dedicava all’agricoltura e alla pastorizia “…..è popolata mediocre e ve sono assai fanciulli. Sono di bello aspetto, e di mediocre bellezza, così l’huomeni, come le donne…..”.
Ricordiamo in questo periodo il terremoto del 1659 e quello successivo del 1783 che sconvolsero tutta la Calabria dove molte furono le vittime e i danni alle case e alle chiese: Col terremoto del 1659 Vazzano perdette 63 persone di cui 40 uomini, 16 donne e 7 minori, 70 furono le case rovinate e 4 le chiese.
Il terremoto del 1783 oltre ai danni materiali provocò la morte di 26 persone.
Nel settembre del 1774 nel rione Gambina di Vazzano nasce Francesco Moscato per tutti “u Vizzarru!” spietato e sanguinario brigante che dominò incontrastato fino alla sua morte, avvenuta il 20 gennaio 1811. A lui fu dedicato un libro “U Vizzarru” appunto, scritto da Sharo Gambino, illustre cittadino di Vazzano, nel 1981.
Per restare ancora un momento al periodo dell’occupazione francese della Calabria, diremo che con il decreto del 4 maggio 1811 il territorio di Vazzano fù staccato da Pizzoni e perciò cominciò a fare comune a sé.
Nel 1890, una conduttura metallica, dalla zona di Crea, forniva d’acqua potabile, attraverso due fontane situate nei punti più strategici, tutti i rioni del paese.
Nella notte tra il 7 e l’8 settembre 1905, la terra tremò ancora disastrando l’intera Calabria.
Vazzano non lamentò morti in quella tragica occasione, ma ebbe più o meno gravemente danneggiate tutte le case.
Particolarmente risultarono colpite le due chiese: quella del Rosario, da poco restaurata ed abbellita con decorazioni e quella di S. Nicola che vide crollato il campanile, l’orologio, gli archi interni e la cappella.
Altra importantissima realizzazione, la costruzione del tratto viario Vazzano - Pizzoni, fino ad allora costituito da un esiguo viottolo.
Fù, quello il primo tronco della Vazzano - Soriano che sarebbe stata completata infine nel 1913 e grazie alla quale il paese di Vazzano ruppe, definitivamente, il secolare isolamento e potè più agevolmente collegarsi con la strada statale Vibo Valentia – Soverato.
Le strade interne furono del tutto ammodernate, lastricate di pietra granitica dopo che sotto di esse, dal 1905 al 1908 venne costruita una fognatura a volta.
Furono installati di qua e di là rari lampioni alimentati a petrolio i quali, ogni sera, venivano accesi dal cosiddetto “lumaru”.
La grande guerra del 1915 – 18 portò via a Vazzano trenta dei suoi giovani.
Nell’inverno del 1911 fù fondata la banda musicale da un comitato composto dall’arciprete don Mario Egidio Galati, dal farmacista Francesco Fazzalari e dal cav. Francesco Fuscà, segretario comunale e come maestro chiamarono Antonio Barba di Soriano.
Nel 1918 gli subentrò il collega Filardi di Filandari che diresse la banda fino al 1924.
La bacchetta del comando nel 1924 passa ad un maestro questa volta di Vazzano, Gambino, chiamato all’incarico dal nuovo comitato.
Momento magico era quello in cui entravano in scena le trombe d’argento (quattro trombe egiziane) per la marcia trionfale dell’Aida; nessuna banda, neanche pugliese, possedeva tali strumenti.
Ancora oggi, le persone più anziane dei paesi vicini, ricordano la grande professionalità di questa banda, formata da 42 elementi.
Una curiosità: per la festa di San Francesco a Vazzano e per quella della Madonna delle Grazie a Pizzoni, il compenso per ogni bandista era di……. mezzo Kg di carne di capra!!!
Ma il periodo di regime fascista s’impone anche a Vazzano e non mancarono certo episodi d’intolleranza politica con persecuzioni contro inermi cittadini rei soltanto di voler restare fedeli ai propri ideali.
Anche a livello amministrativo fu un periodo negativo.
Le vicende politiche e la follia umana portarono quindi l’Italia alla guerra mondiale ed anche i buoni vazzanesi, convinti o rassegnati, partirono dal paesello, indossarono la divisa e s’armarono …..ventuno di loro non fecero più ritorno.
Il dopoguerra vazzanese, come tanti altri centri calabresi, fu caratterizzato dall’emigrazione verso le città più industrializzate d’Italia e pure dell’estero che continuò fortemente fino agli anni ’70.
Impossibile fare il calcolo di quanti vazzanesi, in questi anni e in quelli a venire, hanno abbandonato il paese per cercare altrove un lavoro meno pesante e meglio retribuito …..tanti….. per avere l’idea di come Vazzano si sia dissanguata di forze produttive basta visitarlo nel mese di Agosto, quando, sospinti dall’affetto verso i propri cari e gli amici lasciati, gli emigrati vazzanesi, fanno momentaneo rientro al paesello natio…..
Verso la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 si notava però una
sorta di inversione di tendenza…. Grazie al guadagno ottenuto con l’emigrazione molte furono le case nuove in costruzione, interi quartieri….. e grazie alle nuove possibilità di lavoro nel campo sanitario, nella scuola e in altri settori, Vazzano cresceva sempre di più.
Nel 1983 il numero dei nati superava, dopo tanto tempo, il numero dei morti.
Fu un periodo di crescita su tutti i fronti, don Nicola Grillo parroco in quegli anni contribuì moltissimo a questo insieme alle varie amministrazioni che in quel periodo si succedettero.
Oggi Vazzano è un paese, che come tanti altri, vede i suoi giovani partire in cerca di lavoro, molti di loro torneranno poche volte all’anno, altri non torneranno più.
Nonostante gli anni è rimasto quello di sempre, un bellissimo paese, e chi viene ne dà atto.
Un’eredità da mantenere… un’ideale da seguire…